Satispay nasce nel 2015 per liberare i pagamenti dalle carte. Undici anni dopo lancia tre carte Mastercard.
Oppure è proprio Mastercard che l’ha convinta (ma questa è un’altra storia…).

Red, Metal e Velvet, legate ai piani da 3,99 a 39,99 euro al mese, utilizzabili in 210 paesi e oltre 250 milioni di punti vendita nel mondo. È la fine del circuito proprietario come confine e l’inizio di un’altra fase.

Due numeri: ARR (Annual Recurring Revenue, “ricavo ricorrente annuo”) a 120 milioni di euro, in crescita del 75% su base annua, dopo l’aumento di capitale che ha finanziato l’espansione. 6,5 milioni di utenti, 450 mila esercenti convenzionati, 43 mila aziende clienti su welfare e buoni pasto.

Bene ma c’era bisogno di altro.

Accanto alle carte arriva anche l’accesso a oltre mille tra azioni ed ETF, comprabili da un euro, con una commissione fissa di 0,89 euro e piani ricorrenti gratuiti sugli ETF Vanguard. Due utenti su tre che investono già lo fanno con versamenti periodici, segno che l’accumulo graduale è la vera porta d’ingresso italiana ai mercati.

Dietro l’operazione c’è una scommessa di lungo periodo: secondo le prime proiezioni, tra 18 mesi i servizi bancari, carte e depositi, potrebbero pesare per il 25-30% del gross profit del gruppo, mentre oggi i ricavi restano ancorati al network di pagamento e al welfare aziendale.

Costruire un’app di pagamento alternativa negli anni Duemiladieci significava competere su un solo terreno, l’esperienza di pagamento in negozio. Oggi competere come piattaforma finanziaria vuol dire misurarsi insieme su conto, carta, risparmio e investimenti.

Chi ha vinto la prima battaglia con un prodotto quasi essenziale ora deve vincerne una seconda molto più affollata, quella delle app che vogliono diventare la casa unica del denaro delle persone. Revolut, N26 e PayPal occupano già quello spazio, insieme alle banche tradizionali che si stanno digitalizzando in fretta.

Satispay parte da un vantaggio raro: 6,5 milioni di utenti che la usano già ogni giorno per pagare. Quella fiducia quotidiana basterà a spostarli anche su carta, risparmio e investimenti? O l’affollamento del mercato renderà questa fase più dura della prima?

Certo è che rimane un fatto: nel 2015 Satispay prometteva di far sparire le carte. Nel 2026 ne lancia tre, con Mastercard.