
Il mercato cripto ha chiuso il 2025 con una capitalizzazione di 3.200 miliardi di dollari. Un numero da settore ormai maturo, felice, sereno.
Eppure i pagamenti diretti in criptovalute, quelli senza alcuna conversione intermedia, rappresentano appena lo 0,19% del valore globale dell’e-commerce. Un asset enorme che, nei pagamenti quotidiani, resta marginale. Un niente.
Come si spiega? Beh, facile: volatilità dei prezzi, hack alle piattaforme, fallimenti di exchange, incertezza normativa, ignoranza. Solo il 10% dei merchant nel mondo accetta oggi crypto in modo diretto (fonte: MRC, Visa).
Almeno due però i fenomeni da tenere sotto controllo.
Le carte cripto. Già, queste convertono all’istante la criptovaluta del consumatore in valuta corrente. Il merchant vede una normale transazione con carta, il consumatore sta di fatto spendendo cripto. Visa ha registrato una crescita del 525% su questi volumi nel 2025. Certo, facile quando si parte dal basso ma è un segnale.
E le stablecoin. Che seguono la stessa logica ma su un altro piano: ancorate a valute come dollaro ed euro, uniscono la stabilità della finanza tradizionale alla velocità della blockchain. A fine 2025 valevano oltre 300 miliardi di dollari, con una spesa tramite carte stablecoin di 4,5 miliardi, in crescita del 673% (McKinsey).
La regolamentazione olia e porta avanti: GENIUS Act negli USA, MiCA a pieno regime in Europa, framework in arrivo a Singapore e Hong Kong. È la certezza giuridica, più della tecnologia, a spingere davvero l’adozione.
Da qui al 2030 i pagamenti diretti in cripto, ci dice Worldpay, dovrebbero crescere del 16% annuo, arrivando a circa 31 miliardi di dollari. Il ritmo più alto tra tutti i metodi di pagamento online, partendo però da una base ancora piccolissima.