Il mercato Digital B2b italiano vale 4,9 miliardi di euro.
L’Osservatorio Digital B2b del Politecnico di Milano ha appena pubblicato i dati 2025 allargando il perimetro e definendo il digitale b2b come: “Mercato delle soluzioni e dei servizi digitali dedicati alla gestione e scambio interno ed esterno) dei documenti aziendali finalizzati a rendere efficienti, tracciabili e conformi i flussi informativi tra imprese“. Ok.
Il 56% delle imprese italiane rientra nella categoria “Emergenti digitali“.
Significa che più di metà del tessuto produttivo ha avviato qualcosa, sì, ma con adozione tecnologica circoscritta a pochi processi, integrazioni punto-punto, orientamento strategico reattivo. Fa un passo, poi aspetta di capire cosa succede.
Solo il 2% è classificato “Leader della trasformazione”: piena maturità digitale, compliance integrata nella strategia, flussi end-to-end (ma con ampi spazi di miglioramento in innovazione).
Il 2%.
Il report mappa cinque profili di maturità su cinque dimensioni: tecnologia, integrazione, conoscenza normativa, innovazione, orientamento strategico. La cluster analysis su 600 imprese restituisce un’Italia B2b che conosce la destinazione ma rimane ferma alla stazione. Nel 2024 parlavamo di lepre o tartaruga e mi sa che di lepre ancora…
La performance operative sono interessanti.
Le imprese “Leader della trasformazione” gestiscono un ciclo dell’ordine in 21-60 minuti. Le “Tradizionali consolidate” impiegano oltre 100 minuti per le stesse attività. L’87% dei Leader lavora in orari d’ufficio senza straordinari. Il 63% dei Tradizionali segnala carichi critici. I problemi di non conformità nei Leader sono rari e risolti rapidamente. Nel cluster basso, emergono con frequenza elevata e richiedono interventi urgenti.
La digitalizzazione B2b, insomma, produce vantaggi operativi misurabili e quotidiani, prima ancora di produrre innovazione.
Il Politecnico identifica poi 11 megatrend che ridisegneranno il settore nei prossimi cinque-dieci anni: dall’automazione agentiva ai pagamenti “invisibili” integrati nei flussi operativi (“Platformless Payments”), fino alla compliance normativa embedded in tempo reale.
Il futuro immaginato dagli attori del mercato è coerente e tecnologicamente avanzato.
Il problema è che presuppone fondamenta che gran parte delle imprese italiane non ha ancora costruito.
Il salto da “Emergenti digitali” a “Leader della trasformazione” richiede cinque cose insieme: assetto tecnologico, automazione dei processi, anticipazione normativa, cultura dell’innovazione, visione strategica di lungo periodo.
Cambiarne una sola non basta. Serve tutto insieme, e serve farlo ieri.
🔎 Nota: I dati dell’Osservatorio Polimi si confermano allineati con il quadro europeo più recente: l’Italia risulta 21ª su 27 paesi UE nell’SME Digital Growth Index 2025, con un indice di digitalizzazione delle PMI al 38,9%, sotto la media europea del 42,9%. Le competenze digitali calano dello 0,8% su base annua. Le infrastrutture crescono, ma la capacità organizzativa di assorbirle rimane il vero collo di bottiglia.