
Negli ultimi sei mesi i costi dei conti correnti sono tornati a salire, con un incremento medio intorno al 2%, in linea con l’aumento dei prezzi del carrello della spesa ma superiore all’inflazione generale. A pesare sono soprattutto i canoni e i costi variabili, ritoccati dalle banche per orientare i clienti verso i canali digitali e ridurre l’uso della filiale.
L’analisi di Altroconsumo per L’Economia mostra che le categorie più colpite sono i giovani e i pensionati, mentre la spesa più elevata resta quella delle famiglie, che sfiora in media i 160 euro l’anno. Nelle banche tradizionali, tra giugno 2025 e gennaio 2026, l’indicatore di costo annuo è cresciuto soprattutto per i pensionati che operano in filiale, seguiti dai giovani, mentre per le famiglie l’aumento è stato più contenuto, ma su una base già alta.
I conti online continuano a essere molto più convenienti, con costi che in media sono circa un terzo rispetto ai conti tradizionali e, in alcuni casi, pari a zero. Anche qui però si registrano ritocchi verso l’alto, segno che la fase dei prezzi bloccati sta progressivamente terminando. Le nuove banche digitali, come isybank, N26 e Revolut, restano particolarmente competitive per i giovani, confermando la pressione che il digitale esercita sui modelli tradizionali.
Il caso Unicredit fa emergere un altro tema interessante: il modo in cui si calcola il costo di un conto sta cambiando, perché i comportamenti dei clienti sono sempre più digitali. Escludendo l’uso dello sportello e ipotizzando l’accredito dello stipendio, l’indicatore scende drasticamente, anche se alcune operazioni, come i bonifici online, hanno visto un aumento del prezzo.
Nel frattempo il settore è in trasformazione. Il consolidamento tra banche viene visto come un fattore potenzialmente positivo per le economie di scala, ma l’impatto sui costi per i clienti resta da verificare. La Banca d’Italia sta lavorando a una revisione dell’indicatore di costo annuo per riflettere meglio l’uso crescente dei canali digitali, con l’obiettivo di completare il processo entro fine anno, coinvolgendo associazioni dei consumatori e operatori del settore.
Il conto corrente sta diventando sempre più una piattaforma digitale e sempre meno un servizio da filiale, ma il percorso non è neutrale per i clienti: i costi crescono, cambiano le metriche per misurarli e le banche cercano nuove fonti di ricavo in un contesto in cui il digitale è la norma.