
Il 99% dei negozi italiani accetta pagamenti in contanti. L’Italia è prima in Europa insieme alla Grecia.🏆
Lo conferma l’ultima indagine della Bce di quest’anno. Il 92% delle imprese con punti vendita fisici accetta contanti, due punti in più rispetto al 2024, un’inversione rispetto al calo registrato durante la pandemia.
Ed è giusto così. C’è un qualcosa di maledettamente democratico. Il contante resta l’unico mezzo di pagamento che non richiede un conto corrente, uno smartphone o una connessione internet. Chi vive ai margini del sistema digitale, per età, per scelta o per condizione economica, continua ad avere un pieno accesso al mercato.
Sebbene i costi per le aziende che gestiscono contante siano superiori rispetto ai pagamenti digitali (gestione fisica, trasporto valori, rischio di furto, tempo alle casse) nessuno si arrischia a eliminarlo.
Nel mentre, comunque, il digitale avanza con decisione: le imprese che accettano pagamenti digitali sono passate dal 36% al 68% in due anni. Le carte restano stabili all’88%. E a spingere questa crescita sembra sia più l’offerta, non la domanda. La Bce, infatti, non ha trovato nessuna categoria di acquisto in cui i pagamenti digitali vengano percepiti come superiori al contante.
Il cash non sta sparendo. Convive con un digitale sempre più profondo, in un equilibrio che nessuna delle due parti sembra volere rompere.
👉🏻👉🏻Nota:
a livello europeo esiste una raccomandazione della Commissione (2010/191/UE) secondo cui i merchant non possono rifiutare i pagamenti in contanti, salvo accordo tra le parti, e un semplice cartello “non accettiamo contanti” non basta: serve una motivazione legittima come l’impossibilità di dare resto o rischi di sicurezza concreti. È una raccomandazione, non un regolamento vincolante, quindi ogni Paese la applica (o la ignora) a modo suo. Ecco perché in Svezia, ad esempio, è legale rifiutare cash mentre in teoria, secondo Bruxelles, non dovrebbe esserlo.