
Binance, il più grande exchange centralizzato di cripto asset finisce al centro di una lunga e dettagliata inchiesta del Financial Times. Il tema è delicato: l’efficacia dei controlli antiriciclaggio, a oltre un anno dal patteggiamento record da 4,3 miliardi di dollari con le autorità statunitensi per violazioni Aml e delle sanzioni internazionali.
Secondo documenti interni analizzati dal quotidiano britannico, una rete di 13 conti classificati come sospetti avrebbe continuato a muovere volumi enormi tra il 2021 e il 2025. Parliamo di circa 1,7 miliardi di dollari, con 144 milioni transitati persino dopo il patteggiamento del novembre 2023. In una banca regolamentata, segnali simili avrebbero portato a blocchi o controlli approfonditi.
I file citati includono log interni, documenti KYC, metadati su dispositivi e indirizzi IP, oltre a verifiche incrociate con dati on-chain pubblici. Emergono comportamenti anomali: accessi da continenti diversi a poche ore di distanza, identità non validate, flussi di fondi privi di una logica economica chiara.
Un caso emblematico riguarda un account intestato a un residente in Venezuela che avrebbe movimentato circa 93 milioni di dollari, cambiando centinaia di volte i conti di riferimento. Schemi che, secondo esperti di compliance interpellati dal Ft, ricordano attività di trasferimento di denaro non autorizzate. Altri conti mostrano flussi “a specchio” in entrata e uscita, considerati altamente sospetti nei circuiti finanziari tradizionali.
Il nodo politico e geopolitico
L’inchiesta segnala anche collegamenti tra alcuni fondi e wallet poi congelati da Israele per presunti legami con il finanziamento del terrorismo, oltre a indirizzi riconducibili a soggetti successivamente sanzionati dal Tesoro Usa. Un quadro che riaccende il dibattito sulla frammentazione regolatoria globale.
A questo si aggiunge la dimensione politica: le rivelazioni arrivano dopo la grazia concessa da Donald Trump al fondatore di Binance, Changpeng Zhao, e mentre i rapporti commerciali tra l’exchange e l’ecosistema Trump nel mondo cripto si sono intensificati. Un contesto che solleva interrogativi sulla forza dell’azione di vigilanza negli Stati Uniti.
La replica di Binance
Binance respinge le accuse, ribadendo di avere controlli di compliance rigorosi e una tolleranza zero verso le attività illecite. L’azienda sostiene di operare in linea con gli obblighi normativi e precisa che nessuno dei wallet citati era formalmente designato per finanziamento del terrorismo al momento delle operazioni.
Al di là delle posizioni, l’inchiesta del Financial Times riporta al centro la solita domanda:
se le piattaforme cripto sono diventate infrastrutture globali, con centinaia di milioni di utenti, i controlli applicati sono davvero comparabili a quelli richiesti agli intermediari finanziari tradizionali?